Gli occhi della speranza

KOggi, passeggiando per la città con un amico, parlando come al solito di fotografia e fantasticando su immagini e progetti, ci siamo imbattuti nella mostra organizzata alla Sala Dogana di Palazzo Ducale, del fotografo Alessio Ursida.
Chi è costui? Ammetto, non ne ho la minima idea, ma entriamo e vediamo. Con tutti gli obbrobri che si vedono in giro, non sarà nè il primo nè l'ultimo.
Passato il buio corridoio, ti ritrovi in una saletta dove viene proiettato un video con le immagini che scorrono, mi fermo senza nessuna aspettativa e inizio a guardare, senza pregiudizio, ma con gli occhi di chi è ignaro.
Scorrono immagini su Haiti, eterogenee, la musica che accompagna il video è accattivante, le immagini  scorrono e iniziano a delineare un racconto.
Difficilmente rimango fermo a guardare un video senza vedere l'ora di andare avanti
E invece mi fermo, catturato, rapito da un crescendo di un racconto crudo, a tratti commovente, la musica (ripeto azzeccatissima) coinvolge, ti accompagna per mano in una narrazione disarmante di una realtà vista dagli occhi di una persona che (senza nessuna offesa, anzi lo intendo come un complimento) si capisce che non è il solito reporter freddo e distaccato, ma che ha nutrito trasporto ed emozione nel vivere ed immedesimarsi di fronte ad una realtà che forse non immaginava neppure.
Si alternano immagini di una tenerezza unica con bambini che, come tutti i bambini, pur in mezzo alla miseria, trasmettono quella sensazione che ha indotto l'autore a scegliere il titolo della propria mostra....la speranza.
A queste si affiancano immagini crude della povertà, della malattia e della tragedia di un paese dimenticato, Haiti.
Quello che mi è piaciuto di più sono le scelte fotografiche: inquadrature spesso azzardate ( al diavolo finalmente la regola dei terzi e le critiche inutili su...questa è tagliata quà....io la avrei fatta più ampia....non avrei tagliato il gomito.....tutte cose inutili). 
Se andrete a vederla, non troverete immagini patinate, ma immagini vere.
Ottima la scelta del colore: al racconto della tragedia fanno da sfondo i colori forti e vivaci dei paesi caraibici. Una dualismo che, secondo il mio umile parere, dà ancora più forza alle immagini.
Le foto arrivano, colpiscono, ti "costringono" a star fermo e guardarle....non riesci a passare davanti distrattamente con uno sguardo fugace.
Finito il filmato, procedi a guardare le stampe, poche ma significative perchè ti portano a richiamare mentalmente il racconto visivo che hai appena finito di guardare.
Esco e dico...bravo, davvero bravo...una narrazione di cuore e di stomaco.
Tecnica non tecnica? Che attrezzatura avrà usato? Potrebbero essere state scattare con una delle macchine più costose del pianeta così come con l'ultima delle compatte...sono immagini che arrivano dritte dove devono arrivare, bravo ancora.
Torno a casa e ovviamente la mia curiosità, unita alla mia ignoranza, mi costringono ad andare a vedere chi sia questo autore: e quì una ulteriore sorpresa, un GIOVANISSIMO ragazzo genovese che ha reso un grande regalo alla mia città e personalmente anche a me.

Andate a vederla questa mostra, e siate pazienti ed attenti nel guardare, potreste uscirne arricchiti.
Ciao Alessio, grazie.

Post più popolari